Roma, 21 luglio 2005

 

Al Ministro degli Affari Esteri

on. Gianfranco Fini

 

Egr. Sig. Ministro,

ho il dovere di portare a conoscenza Sua e del Governo, con questa lettera aperta, i gravi fatti che si stanno svolgendo in questi giorni nei Territori occupati del Sahara Occidentale. Da lunedì 18 luglio il cittadino sahrawi Ali Tamek, militante per la difesa dei diritti umani, è detenuto dalle forze di sicurezza marocchine a El Aiun, dopo essere stato prelevato all'aeroporto della città al suo arrivo da Las Palmas. Ali Tamek è reduce da un periodo di tre mesi trascorso in Europa per alcuni trattamenti sanitari a seguito delle torture subite, della lunga detenzione e degli innumerevoli scioperi della fame. Ali Tamek era stato infatti liberato solo a seguito di una campagna internazionale sostenuta dalle principali organizzazioni per la difesa dei diritti umani.

Nel corso del suo soggiorno ha avuto l'occasione di essere ricevuto al Parlamento Europeo e dalla Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra, di incontrare parlamentari, esponenti delle forze politiche, amministratori locali, organizzazioni della società civile di diversi paesi europei. In Italia è stato ricevuto anche dalla Commissione diritti umani di Camera e Senato.

Durante questi contatti ha potuto testimoniare la sofferenza del proprio popolo privato della libertà da ormai trent'anni, quando nell'autunno del 1975 l'esercito del Marocco ha iniziato l'occupazione del Sahara Occidentale, allora colonia spagnola. Ha inoltre denunciato le continue, gravi e massicce violazioni dei diritti umani nei Territori occupati del Sahara Occidentale e tra le comunità sahrawi emigrate in Marocco. Ha soprattutto confermato, contrariamente a quello che va dicendo la propaganda marocchina, la ferma volontà del popolo sahrawi all'autodeterminazione e alla libertà.

L'arresto di Ali Tamek e, subito dopo, di altri attivisti, interviene a due mesi dall'inizio di una straordinaria ondata di proteste pacifiche in tutti i Territori occupati per esprimere gli stessi sentimenti: libertà e autodeterminazione, basta con la repressione. Le forze di occupazione hanno immediatamente dato vita ad una spirale di violenze contro i manifestanti di ogni età, uomini e donne, che peraltro non ha fiaccato la loro volontà. Si segnalano torture e maltrattamenti sugli arrestati e dure condanne durante i primi processi sommari. Particolarmente colpiti gli attivisti dei diritti umani che da anni si battono contro la repressione.

L'invio di osservatori da alcuni paesi europei è stato impedito dalle autorità che hanno respinto i delegati alla frontiera. Di fatto i Territori sono chiusi ad ogni sguardo non compiacente. Numerosi giornalisti sono stati espulsi, l'ultimo è il corrispondente della tv Al Jazera, reo di aver coperto l'arrivo e l'arresto di Ali Tamek a El Aiun.

Questi fatti non isolati e non casuali, meritano una seria riflessione sull'atteggiamento che i governi, le istituzioni e tutti coloro che hanno a cuore la pace e il rispetto dei diritti fondamentali, ovunque nel mondo, devono coerentemente mantenere.

Le Nazioni Unite hanno ininterrottamente confermato il diritto del territorio del Sahara Occidentale all'autodeterminazione a partire dal parere consultivo della Corte dell'Aia del 1975, che ha anche stabilito che non esistono vincoli di sovranità tra il Marocco e quel territorio. Nel 1988 il Fronte Polisario, il movimento di liberazione riconosciuto dall'Onu, e il Marocco hanno sottoscritto, sotto gli auspici delle Nazioni Unite, un accordo di pace che prevede l'esercizio del diritto all'autodeterminazione attraverso un referendum. Tale accordo è diventato nel 1990 il Piano di regolamento che ha portato l'anno successivo al cessate il fuoco e al dispiegamento dei caschi blu. A partire dal settembre 2000, rinnegando i precedenti impegni, il Marocco respinge qualsiasi ipotesi di referendum e propone l'autonomia regionale del Sahara Occidentale nel quadro dell'integrità territoriale del paese. Il governo di Rabat ha respinto anche l'ultima proposta elaborata da James Baker, inviato personale del Segretario generale dell'Onu, che prevede al termine di un periodo di transizione di 4 o 5 anni, un referendum di autodeterminazione al quale potranno partecipare anche i coloni marocchini che nel frattempo sono stati installati.

Al Fronte Polisario è stata chiesta da più parti moderazione e disponibilità a trattare. Tale disponibilità è stata più volte dimostrata poiché il Polisario ha accettato via via clausole che vanno oltre l'accordo del 1988, mantenendo fermo il principio dell'autodeterminazione. Alcuni paesi europei, e tra questi la Francia e la Spagna, sostengono ora la tesi di un compromesso sulla base dell'autonomia regionale, prescindendo da qualunque principio di legalità internazionale.

Il nuovo arresto di Tamek e i fatti degli ultimi mesi, che confermano quelli di trent'anni fa iniziati con i bombardamenti che hanno costretto gran parte della popolazione all'esilio, dimostrano come sia impensabile una qualsiasi parvenza di autonomia. Anche in Marocco, al di là delle apparenze, le libertà sono limitate. Ne fanno le spese in particolare gli attivisti dei diritti umani e i giornalisti.

I governi occidentali temono che l'autodeterminazione del Sahara Occidentale possa destabilizzare la monarchia, considerata una preziosa alleata. In realtà è la guerra iniziata dal Marocco che ha finora destabilizzato il paese e l'intera regione. Il costo dell'occupazione militare impoverisce il paese, come dimostrano le statistiche sociali e la forte emigrazione. La mancanza di vere libertà civili e politiche e la condizione sociale hanno causato negli ultimi anni l'espandersi del terrorismo. L'occupazione del Sahara Occidentale impedisce il decollo dell'unità maghrebina.

Il popolo sahrawi e il Fronte Polisario dimostrano per contro una totale disponibilità a intrattenere buone relazioni con i vicini, che hanno già invitato a partecipare alla messa in valore delle proprie risorse naturali, ed in particolare con il popolo marocchino, dichiarando che i coloni non verranno espulsi dal paese se insieme sceglieranno l'indipendenza. Nell'esilio come in patria i sahrawi dimostrano atteggiamenti solidali e pacifici; mantengono, come da antica tradizione, una pratica religiosa libera da qualsiasi fanatismo. Nei confronto dell'Occidente hanno più volte manifestato apertura e condivisione dei valori fondamentali. L'Europa non ha certo nulla da temere da un popolo libero e indipendente, e da un Maghreb finalmente liberato da tensioni.

Ciò premesso, mi rivolgo a Lei e al Governo italiano affinché compia, in via immediata, un deciso intervento presso il governo del Marocco per l'immediato rilascio di Ali Tamek e l'assicurazione della sua presente e futura incolumità, la liberazione di tutti i sahrawi prigionieri politici e di opinione, la fine della repressione nei Territori occupati e in Marocco, il libero accesso a osservatori internazionali e giornalisti. Auspico inoltre una decisa iniziativa in seno all'Unione Europea e alle Nazioni Unite per favorire una soluzione pacifica e rispettosa della legalità internazionale.

Certo della Sua sensibilità e di quella di tutto il Governo, porgo i miei più distinti saluti,

Il presidente
Luciano Ardesi

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>> Lettera aperta per Ali Salem Tamek , Bureau International pour le Respect des Droits Humains au Sahara Occidental , BIRDHSO-Italia

 >> Interrogazione a risposta in commissione al Ministro degli Affari Esteri, della deputata Laura Cima

>> NON C'E' PACE SENZA GIUSTIZIA , COMUNICATO della Associazione Jaima Sahrawi, Reggio Emilia

>> Lettera del Coordinamento Toscano della ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI SOLIDARIETA' CON IL POPOLO SAHARAWI al Ill.mo Sig.Ambasciatore del Regno del Marocco

>> Comunicato stampa per l'arresto di Tamek perseguitato politico  saharawi, Associazione El Ouali Bologna

>> Comunicato stampa della Representazione del Frente Polisario per l'Italia, 20.07.05

>> Comunicato stampa Democratici di Sinistra

>> Mazza e Borghi ai bambini del Saharawi: continueremo l'impegno per i diritti del vostro popolo, 20.07.05

 


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